Sullo stile di arancia meccanica.

Dalle cronache. Un gruppo di giovani "vestiti bene" aggredisce nel suo locale il titolare di un bar a Milano, procurandogli gravi ferite. Sempre a Milano un gruppo di ragazzi costringe due coetanei a consegnare cellulari e denaro. Pochi giorni fa un amico mi raccontava che un suo conoscente è stato vittima nella Capitale di un analogo episodio. Dei recenti fatti relativi alla violenza giovanile, il più grave è il premeditato omicidio di una povera ragazzina a Niscemi. Domanda: siamo o no davanti a una crisi delle giovani generazioni? Se sì, che caratteristiche ha questa crisi?  Cosa si può fare per affrontarla? Il filosofo Galimberti scrive che viviamo in un’epoca "dove il riferimento non è al dolore e al pianto, ma all’impotenza, alla disgregazione e alla mancanza di senso, che fanno della crisi attuale qualcosa di diverso dalle altre a cui l’Occidente ha saputo adattarsi". Insomma, questo "stato" della coscienza delle giovani  generazioni è immerso nella particolarità del presente. Oggi c’è un senso di smarrimento, di paura, che – afferma il sociologo Bauman – «è il nome che diamo alla nostra incertezza, alla nostra ignoranza della minaccia». Quale minaccia? La minaccia dovuta al terremoto: precarietà del lavoro, grandi migrazioni, andamento sussultorio delle condizioni di vita. I primi ad essere spaesati sono i giovani. In questo scenario si collocano i fatti di bullismo o di vera e propria criminalità. C’è una voragine esistenziale. Dov’è il vuoto? Nella fucina più importante di valori, e cioè la scuola pubblica. Nel convitato di pietra della formazione: la tv, che da anni oramai rappresenta la realtà come un groviglio di tronisti, veline, violenza. Nella famiglia, dove lavorano entrambi i genitori per arrivare, spesso senza riuscirci, a fine mese. Nell’organizzazione sociale, dove gli adolescenti sono gettati nel vuoto della solitudine e l’unico messaggio di salvezza che ricevono è quello di dimostrare di "essere il più forte".

Una società senza giovani è già morta. Occorre restituire un messaggio di speranza.

E per chi delinque? La responsabilità penale è personale. La ricetta vale per tutti: rapidità dei processi, certezza della pena. Insomma, una giustizia efficace e riconoscibile. Senza isterie. Bastano (e avanzano) quelle a cui stiamo assistendo in questi giorni.

 

Gianfranco Pagliarulo giornalista

(il sardegna 20.5.08)

 


Commenti



2 Commenti

  1.    e vai on 20 Maggio 2008 19:06

    Mancanza di valori e di morale. La vita non conta nulla! Aborto ed eutanasia sono entrati nella nostra società con non curanza. Si grida da molte parte che sono un diritto. Ma se la vita non ha valore perché ci scandalizziamo quando dei ragazzini uccidono altri ragazzini con tanta ferocia e tranquillità?

    No, secondo me, questi ragazzini non hanno capito nulla della vita e del suo valore. Non mi sento di giudicarli o di condannarli! Non hanno capito nulla perché né i genitori hanno dato loro un’adeguata educazione, né la società con i tutti i suoi mezzi (scuola, mass media,ecc).

    Anziché in prigione, manderei questi ragazzini in un luogo di educazione per alcuni anni, o fino a quando non avranno capito bene le cose. Ma non ce li manderei da soli. Ce li manderei insieme ai loro genitori e ai loro maestri e, perché no, anche a tutti quei personaggi pubblici che tutto ci insegnano o ci propinano fuorché come vivere nel rispetto della propria e dell’altrui vita!

  2.    Maryloo on 20 Maggio 2008 19:36

    La “fucina di valori” non è la scuola ma la famiglia, a scuola si impara a leggere e a scrivere. Io sono una 31enne quindi non posso certo dire di essere vecchia, ma già la mia è una generazione profondamente diversa. Quando da piccola sbagliavo i miei mi punivano. Stop, non c’è altro. Inutile fare discorsi sui valori, la vita, la morale…

    E’ molto semplice il rimedio: bambino di 10 anni sbaglia, punizione consona allo sbaglio e all’età; ragazzo di 16 anni sbaglia, punizione consona allo sbaglio e all’età. E anche qui, soprattutto certezza della “pena” da parte dei genitori.

    Il vero enigma è capire perchè i genitori di questi figli non vedano e non educhino. Lasciano ai ragazzi la libertà di uscire a tutte le ore, cellulare in tasca sempre carico, portafoglio pieno e guai a dare uno scappellotto altrimenti il “bimbo” si turba!

    Chiedo scusa ma mi va il sangue al cervello; chiudo qui altrimenti scrivo un post a casa tua.

    Scusa ancora per il commento lungo. Ciao.

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